I giovani bergamaschi fuggono all'estero



Sono sempre di più i giovani bergamaschi che lasciano la provincia per trovare lavoro con le mete preferite che sono l'Inghilterra, la Germania e la svizzera, qualcuno però va addirittura in Brasile, Canada e Australia. Dopo l'ondata migratoria di inizio secolo e quella del dopoguerra, ora l'Italia sta attraversando un nuovo esodo che riguarda soprattutto i giovani. Ragazzi altamente qualificati che scelgono l'estero per trovare lavoro e migliori aspettative di vita. Molti di questi passano negli uffici dell'Associazione Bergamaschi nel mondo che indirizza all'estero molti di questi giovani come spiega il direttore dell'ente Massimo Fabretti. -------------- I DATI DELL'EMIGRAZIONE GIOVANILE Dati emigrazione giovani 2 Sono ben 2 milioni i giovani under 40 che hanno scelto la fuga dall'Italia nel 2010 e questo è l'ultimo dato disponibile incrociando i dati Aire (anagrafe degli italiani all'estero) e Istat. Un quadro desolante che rispecchia fedelmente come le prospettive per un giovane oggi siano oltre frontiera. In questi due milioni pronti alla fuga, 350 mila sono i ragazzi tra i 18 e i 24 anni e 600 mila quelli tra i 25 e i 34 anni e la fetta più consistente, ben 650 mila sono gli italiani tra i 35 e i 40 anni. e a fuggire sono giovani altamente qualificati, a guidare la classifica sono i medici che rappresentano più del 20% dei nuovi emigranti, seguiti da insegnanti delle scuole superiori, avvocati e architetti. Secondo poi il rapporto italia 2012 pubblicato dall'eurispes, quasi il 60% dei giovani tra 18 e 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni, si dice disposta, ad intraprendere un progetto di vita all'estero: il 59,8% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si dichiara disponibile a lasciare il Paese. Sulle motivazioni alla base di un ipotetico trasferimento all'estero, non ci sono dubbi: a prevalere nettamente sono le maggiori opportunità lavorative (22,9%), seguite a molta distanza da un diverso stile di vita e dal minore costo della vita (11,8%). la meta preferita è il Regno Unito, scelto da 4.130 italiani, seguito da Svizzera (1.515 unità) e Germania (1.140), crescono però Canada Brasile e Australia. Quanto invece a spendersi in prima persona per le sorti collettive, gli italiani, dal sondaggio, non sembrano molto propensi a farlo: la maggioranza del campione (59,6%) si è infatti detto "poco" o "per niente" stimolata ad impegnarsi per la ripresa del Paese; a fronte di un 38,3% che si è invece definito "abbastanza" (30%) o "molto" (8,3%) spronato in tal senso. Il quadro cambia, almeno parzialmente, quando si chiede se valga la pena fare sacrifici per superare l'attuale momento di difficoltà dell'Italia: oltre la metà (53,1%) si esprime in questo caso in senso positivo, il 53.2% giudica "abbastanza" o "molto" utili i sacrifici richiesti per far fronte allo scenario di crisi attraversato dal Paese.