"Emigranti nel cuore"

In occasione del cinquantesimo di fondazione dell'ente Bergamaschi nel Mondo (1967- 2017), venerdì 21 dicembre 2018 nella sala consiliare di Via...

  • "Emigranti nel cuore"

    Giovedì 3 Gennaio 2019
  • Bg by night

    Bg by night

    Venerdì 28 Agosto 2015
  •  Papa Giovanni l’emigrante più illustre                                                              -  11ottobre   S.Papa Giovanni XXIII°-

    Papa Giovanni l’emigrante più illustre - 11ottobre S.Papa Giovanni XXIII°-

    Giovedì 11 Ottobre 2018

STATI GENERALI DELL’ASSOCIAZIONISMO ITALIANO BRUXELLES (Belgio) 19.11.2020

Logo Enti bergamaschi nel mondo

Siamo entrati in una nuova epoca, come dice Papa Bergoglio, e ormai ne prendiamo tutti consapevolezza. Ogni giorno tocchiamo con mano i sintomi di un profondo cambiamento che è già avvenuto, ad iniziare dalle relazioni che si creano tra i cittadini stessi. Uno di questi è la crisi, o meglio, il crollo dell’associazionismo.
Leggendo le statistiche pubblicate dalla stampa odierna vediamo per esempio che molti gruppi di volontariato, associazioni culturali ed enti, con gli stessi valori e obiettivi, si uniscono, per compattarsi e resistere al calo degli iscritti; altre realtà chiudono i battenti; o altre ancora vanno avanti per inerzia, ma senza un peso operativo. A che cosa è dovuto tutto questo? Sicuramente, ad un Paese che è sempre più incline all’individualismo.

Chi decide liberamente di aderire ad un’associazione, intende logicamente soddisfare l’esigenza di stare insieme ad altri soggetti con comuni passioni e, nel contempo, mettere a disposizione di altre persone esperienze e buona volontà.

Alla base c’è la volontà di una partecipazione attiva, lo spirito di servizio e anche la voglia di crescita personale, a vantaggio della collettività o della stessa associazione di appartenenza, per far emergere gli scopi per cui è nata e per cui la si fa operare.

 

Insomma, l’associazionismo è un sistema di aggregazione fra persone, che si sviluppa in base ad un’aspirazione, ad un bisogno o ad un piacere collettivo. Così, esistono l’Accademia della Crusca; i Circoli nautici, i Dopolavoro. Esempi di attività tanto diverse tra loro, ma che hanno alla base l’analoga componente aggregante dello “stare insieme”.

Associazionismo come partecipazione attiva per finalità di carattere sociale, civile, culturale, etico e di ricerca. Dallo “stare insieme” si passa allo “stare insieme per fare”. Come è nel nostro caso, come Ente Bergamaschi nel Mondo.

“Stare insieme per fare”, per sviluppare progetti, programmi, proposte, osservazioni e commenti sull’emigrazione, sulle vicende degli emigranti, sul rapporto fra terra natale e terra di accoglienza, sulle problematiche connesse all’essere emigrante; quindi contribuire a risolvere i vari che gli emigranti incontrano, sia in terra straniera che sul territorio d’origine; lenire la nostalgia di Bergamo, promuovendo iniziative che puntano a rilanciare le nostre tradizioni, la nostra cultura, le nostre risorse ambientali e turistiche e la nostra gustosa enogastronomia; fare da ente mediatore con il Parlamento, la Regione, i Comuni e le diverse realtà pubbliche e private, a tutela di diritti o di opportunità che sono favorevoli ai nostri emigranti, ma anche alla stessa terra bergamasca, che può rintracciarvi spazi promozionali.

 

Ebbene in questo avvio di secolo, sulla spinta di quanto successo nell’ultimo decennio del precedente, l’associazionismo ha manifestato sofferenza, nell’ambito di una più generale disintegrazione dei rapporti.

Non so se questa disaffezione è da incolpare alla crisi economico-finanziaria globale che ci coinvolge da qualche anno; o alle sempre maggiori difficoltà nel dare risposte alle aspettative degli associati e non solo, perchè mancano stimoli o visioni più interessanti; oppure al progressivo assottigliarsi delle risorse indispensabili per mantenere efficiente un’associazione. Tante le cause, certamente; ma quel che è certo è che negli ultimi anni sono sorte anche nuove incombenze fiscali e burocratiche che non contribuiscono a facilitare la gestione di un’associazione no profit come la nostra.

I temi di fondo che vanno analizzati per rendere efficiente un’associazione rispondono ad alcune domande molto semplici:

. Ci sono ancora le tradizionali motivazioni di adesione, il senso di appartenenza ad una storia, la volontà di condividere obiettivi e finalità di alto respiro, o è necessario ridefinire scopi, intenti, iniziative, raggio di azione?

. I modi di adesione e gestione sono confacenti e funzionali (iscrizione, tesseramento, struttura piramidale, rappresentanza)?

. Gli obiettivi sociali vanno distinti in gruppi di interesse? Se sì, come strutturarli o regolamentarli?

 

Come detto, l’associazionismo si basa sulla partecipazione volontaria, sull’autoorganizzazione, su una gestione democratica, e soprattutto sul volontariato. Il tutto finalizzato agli obiettivi statutari che, come nel caso specifico dell’Ente Bergamaschi nel Mondo, sono principalmente l’attività di supporto e di coordinamento tra i bergamaschi emigrati all’estero, facendo “rete”, in un rapporto collaborativo e sinergico tra gli emigranti e la nostra provincia di origine. In altre parole, contribuire a risolvere i problemi burocratici, amministrativi, sociali dei nostri oltre 50.000 emigranti iscritti all’AIRE, diventando un chiaro punto di riferimento per tutti, in particolare per coloro che sono soli, che vivono ai margini della società. Ma anche promuovere iniziative ed eventi che puntino a rilanciare le tradizioni, la cultura, il territorio bergamasco, facendo conoscere le nostre grandi opportunità turistiche e promuovendo i nostri prodotti enogastronomici. Inoltre, interfacciarci con il Parlamento, la Regione, la Provincia, i Comuni, per sostenere diritti o dirimere problematiche attinenti agli emigranti, intervenendo con iniziative e attività per le quali si rende necessaria un’azione di mediazione e di sensibilizzazione a tutela dei diritti degli emigranti.

Pertanto, ritengo doveroso il mantenimento del nostro ente, in un’ottica di rinnovato sviluppo; e proprio il suo sviluppo può diventare l’antidoto al rischio di desertificazione sociale e culturale in atto.

La nostra associazione, anche attraverso il lavoro encomiabile fatto dai nostri Circoli e Delegazioni, punta ad evidenziare testimonianze, esperienze di vita, successi imprenditoriali, conoscenza del territorio d’origine, Bergamo e la Lombardia, contribuendo indirettamente ad uno sviluppo socioeconomico di queste zone.

 

Qual è, dunque, il futuro dell’associazionismo e, nello specifico, della nostra associazione? Certo, non possiamo mai dimenticare gli scopi statutari che sottendono il nostro ente, che peraltro già individua e seleziona i suoi spazi operativi, che può raggiungere e coinvolgere. Ma è innegabile che ci sono da affrontare anche i problemi della sua gestione: un’associazione ben organizzata, convinta della propria “mission”, costantemente stimolata dai vertici direttivi e sostenuta dalla base degli iscritti, deve per forza disporre di adeguate risorse, certe e pianificate. Solo così può agire in modo operoso e dinamico; solo così può svilupparsi, ampliarsi, migliorarsi sia nel suo ruolo solidale sia nel potenziamento dell’organizzazione e nell’accrescimento dei soci.

E’ naturale, quindi, che organizzazione e risorse sono elementi indispensabili per riaffermare, consolidare e sviluppare un’associazione.

 

Personalmente, credo che vi sia un estremo bisogno di ribadire e rilanciare il valore dell’associazionismo, tanto più in un tempo di crisi economica e valoriale come quello attuale; cosciente che bisogna essere costantemente pronti ad innovarsi, promuovendo attività efficaci e coinvolgenti, disponendo delle essenziali risorse finanziarie ed avvalendosi della sempre più necessaria disponibilità del volontariato.

 

I nostri Circoli e Delegazioni hanno obiettivi rilevanti: sono centri di aggregazione, è fuor di dubbio, ma sottendono anche finalità profonde: innanzitutto, culturali, con incontri e scambi di esperienze, come pure sociali, per fornire risposte alle esigenze che emergono dai soci, oltre ovviamente alle finalità statutarie proprie dell’ente.

Nel necessario rilancio della nostra associazione, è quanto mai indispensabile il coinvolgimento dei giovani, che possono portare nuova linfa, nuovi stimoli, nuovi interessi. Dobbiamo creare “reti di interesse” vaste, stimolanti, coinvolgenti.

Il problema di fondo, però, è che le persone non se la sentono di fare scelte impegnative, come appunto l’adesione ad un’associazione. Forse, questo passo può avvenire in un secondo momento, dopo un cammino fatto insieme, dopo una conoscenza reciproca. Ma questo non vuol dire che non si debba continuare nelle varie attività in essere; anzi, dobbiamo essere ancora più convinti della nostra appartenenza all’ente, favorendo una variegata gamma di attività e iniziative, per intercettare ed attrarre nuovi iscritti, per inserirli poi in modo stabile nella vita dell’associazione.

 

Il Presidente dell’EBM

Carlo Personeni